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Giornata Mondiale dell’Obesità: il vero nemico è lo stigma, non il peso

Dal 4 all’8 marzo: obesità, donne e il peso dello sguardo

Il peso dello sguardo è qualcosa di cui si parla poco ma che incide profondamente nella vita delle persone. Dal 4 marzo, Giornata Mondiale contro l’obesità, all’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, ci sono solo pochi giorni di distanza, ma in realtà queste due date parlano della stessa cosa: libertà.

Libertà dalla malattia, ma anche libertà dal giudizio. Libertà da uno sguardo che riduce una persona al suo corpo.

Perché la salute non può nascere dal disprezzo. E i corpi, soprattutto quelli femminili, non sono un terreno pubblico su cui chiunque può esprimere un’opinione.

In questo articolo troverai:

Giornata Mondiale dell’Obesità: non è una guerra ai corpi

Il 4 marzo non è una giornata contro i corpi. Non è la giornata del peso e non è un promemoria per dire a qualcuno che dovrebbe dimagrire. È una giornata che parla di una patologia cronica complessa e multifattoriale, con componenti biologiche, psicologiche e sociali.

Non è mancanza di volontà. Non è pigrizia. Non è semplicemente “mangiare meno”.

È una questione di salute che merita rispetto, ricerca, cure adeguate e una narrazione più onesta. Non è una giornata per puntare il dito contro i corpi, ma per ricordare che dietro ogni corpo c’è una storia, una salute, una persona intera.

8 marzo: i corpi delle donne sotto osservazione

Poi arriva l’8 marzo e torniamo a parlare di diritti, libertà, autodeterminazione. Ma inevitabilmente parliamo anche di corpi.

Perché se c’è una categoria che conosce bene il peso dello sguardo degli altri sul proprio corpo, sono le donne.

Troppo magra. Troppo formosa. Troppo muscolosa. Troppo poco giovane. Troppo poco madre. Sempre in un equilibrio impossibile tra troppo e troppo poco.

Il corpo femminile viene spesso trattato come un progetto da correggere: qualcosa che deve essere migliorato, limato, controllato.

Sempre a dieta. Sempre quasi giusto. Mai abbastanza.

E allora la domanda che mi porto dentro è questa:

E se il vero problema non fosse il corpo in sé, ma lo stigma che lo circonda?

E se per prenderci cura della salute dovessimo, prima di tutto, cambiare il modo in cui guardiamo e commentiamo i corpi?

Che cos’è lo stigma del peso (e come lo riconosci)

Lo stigma del peso è l’idea che un corpo con un certo aspetto racconti automaticamente una colpa.

È trattare una persona con un corpo grande come se fosse pigra, indisciplinata, irresponsabile, colpevole della propria condizione.

  • È il medico che riduce tutto a “deve solo dimagrire”.
  • È la battuta a tavola in famiglia.
  • È la presa in giro a scuola.
  • È il meme sui social.
  • È quella frase detta “per il tuo bene” che in realtà lascia una ferita.

Lo stigma non è dire la verità. È ridurre una persona a una misura.

Non motiva. Ferisce. Peggiora la salute invece di migliorarla.

Aumenta vergogna e isolamento, abbassa l’autostima, aumenta lo stress, favorisce l’alimentazione emotiva, porta a evitare visite mediche per paura del giudizio e spesso spinge ad abbandonare l’attività fisica per imbarazzo.

Quando il corpo è ferito e la mente è sotto attacco, prendersi cura della salute diventa più difficile, non più facile.

Lo stigma del peso (o weight stigma)

è la svalutazione sociale e l’insieme di atteggiamenti negativi, stereotipi e pregiudizi diretti verso le persone a causa del loro peso corporeo, specialmente se in sovrappeso o con obesità.

Si manifesta con discriminazioni in contesti come sanità, lavoro e relazioni, descrivendo erroneamente le persone obese come pigre, golose o senza forza di volontà.

Esempi quotidiani:

      • “Sei così perché non ti impegni.”
      • “Basterebbe un po’ di forza di volontà.”
      • “Con quel fisico non puoi permetterti…”

Lo stigma non motiva, ferisce e peggiora la salute invece di migliorarla.

Lo stigma non motiva: fa ammalare

C’è un’idea molto diffusa: se facciamo vergognare una persona, cambierà. Non funziona così.

Lo stigma del peso:

  • Aumenta vergogna e isolamento
  • Abbassa l’autostima
  • Aumenta lo stress (e il cortisolo)
  • Favorisce alimentazione emotiva
  • Porta a evitare visite mediche per paura del giudizio
  • Spinge ad abbandonare l’attività fisica per imbarazzo

E in molte persone contribuisce allo sviluppo di un rapporto disfunzionale con il cibo: restrizioni estreme, abbuffate, cicli di controllo e perdita di controllo.

Quando il corpo è ferito e la mente è sotto attacco, prendersi cura della salute diventa più difficile, non più facile.

La vergogna non è uno strumento terapeutico.

Dalla colpa alla comprensione

Il corpo non è un peso da correggere: è una storia da ascoltare

Nel mio lavoro ho imparato una cosa semplice e potente: la persona non è solo un peso da correggere: è una storia da ascoltare.

Una storia fatta di diete ripetute, commenti ricevuti, magari traumi, contesti familiari difficili, condizioni economiche complesse, stress cronico, solitudine.

Molte donne che arrivano da me non hanno solo un problema di peso. Hanno un trauma da dieta. Anni di tentativi, anni di fallimenti percepiti, anni di “non vado mai bene” hanno creato una ferita che resta.

La domanda che cambia tutto non è “cosa c’è che non va in te?”. È: “che cosa ti è successo? Che cosa stai attraversando? Di che tipo di sostegno hai bisogno?”

Corpi femminili: il “mai abbastanza”

Le donne crescono con un messaggio implicito:

Devi essere magra ma non troppo.
Tonica ma non muscolosa.
Sensuale ma non provocante.
In forma subito dopo la gravidanza.
Giovane per sempre.

Ogni commento, anche quello detto ridendo, si deposita.

“Hai preso qualche chilo.”
“Con quel fisico non puoi permetterti quella cosa.”
“Ti sei lasciata andare.”

E pian piano la voce esterna diventa voce interna:

“Sono io il problema.”
“Il mio corpo è sbagliato.”
“Non merito finché non dimagrisco.”

Non è mancanza di disciplina. È un sistema che logora.
Restrizione → perdita di controllo → colpa → nuova restrizione.

Alla fine, la violenza più sottile non è quella del commento che ti arriva addosso all’improvviso, magari mentre sei lì che cerchi solo di viverti la giornata, ma il silenzio in cui impari a ripeterlo da sola, finché quella voce diventa la tua.

Quando la frase è già stata detta e intorno torna il silenzio, quel silenzio diventa lo spazio in cui quella frase continua a vivere, dentro di te. E piano piano, senza che tu quasi te ne accorga, la voce di chi ha giudicato si mischia alla tua. Diventa il modo in cui ti guardi allo specchio, il modo in cui ti vesti, il modo in cui ti concedi o non ti concedi di esistere.

Trauma da dieta: vivere in guerra con il proprio corpo

Il trauma da dieta non è solo aver fatto tante diete.

È sentire che ogni volta che fallisci, fallisci come persona.
È vivere in guerra con il cibo.
È guardare il proprio corpo come un nemico da sistemare.

Ma la salute non può crescere su un terreno di odio. Un cambio di paradigma è possibile.

Non più: “mi prendo cura di me solo se perdo peso”.
Ma: “mi prendo cura di me perché valgo, indipendentemente dalla mia taglia.”

Il corpo non è l’ostacolo. È il punto di partenza.

Vuoi iniziare a cambiare sguardo sul tuo corpo?

Se queste parole risuonano, per aiutarti a fare i primi passi ho preparato due strumenti che puoi ricevere via mail:

    • Un diario guidato per esplorare le frasi che si sono appiccicate al tuo corpo, riconoscere da dove arrivano e iniziare a restituire quelle che non ti appartengono, riscrivendo con gentilezza il modo in cui ti parli.

    • Una meditazione audio per lavorare sulle etichette e sullo sguardo giudicante, dare spazio al dolore e alla paura, e fare un piccolo passo verso una relazione più fiduciosa con il tuo corpo.

Come fermare lo stigma del peso: cosa possiamo fare ogni giorno

Possiamo fare qualcosa concretamente.

A livello sociale, possiamo:

  • Smettere di commentare il corpo altrui
  • Non fare diagnosi da bar
  • Non commentare cosa o quanto mangia qualcuno
  • Fermare le battute che non sono divertenti
  • Insegnare ai bambini che i corpi sono diversi e tutti degni di rispetto

Il rispetto è un atto quotidiano.

A livello individuale, possiamo:

  • Iniziare osservando come parliamo del nostro corpo dentro la nostra testa
  • Chiederci: “da chi ho sentito per la prima volta questa frase?”
  • Domandarci: “è davvero mia questa voce? Mi aiuta o mi ferisce?”

E poi, lentamente, riscrivere la narrazione.

“Non sono il mio peso. Sono molto più del mio corpo.”

La nutrizione gentile, l’ascolto, la consapevolezza emotiva non sono scorciatoie. Sono ricostruzione.

Un primo passo per te: cambiare lo sguardo sul tuo corpo

Se c’è qualcosa che queste due giornate possono insegnarci è questo: Nessuna salute può nascere dal disprezzo. Né quella fisica, né quella mentale.

Il primo passo è cambiare lo sguardo: sul corpo degli altri e sul tuo.

Attenzione:

Se senti che il rapporto con il cibo o con il tuo corpo ti sta facendo soffrire molto, non devi affrontarlo da sola. Parlane con un professionista (medico, psicoterapeuta, dietista o nutrizionista di fiducia). Questo articolo non sostituisce un percorso di cura.

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Manifesto per parlare meno dei corpi e più delle persone:

  1. I corpi non sono argomenti di conversazione.
    Non ho il diritto di commentare il peso, la forma, l’età o l’aspetto di nessuno.

  2. Il corpo non è un biglietto da visita.
    Non posso sapere nulla della storia, della salute o del valore di una persona guardando il suo corpo.

  3. Le battute non sono innocenti.
    Anche “stavo scherzando” può lasciare una cicatrice. Scelgo parole che non feriscano.

  4. Non giudico le scelte alimentari degli altri.
    Non commento cosa o quanto qualcuno mangia. Il piatto di una persona non è affare mio.

  5. Insegno ai bambini che tutti i corpi meritano rispetto.
    Inizio da casa, dal linguaggio che uso su di me e sugli altri.

Non posso cambiare il mondo da sola, ma posso cambiare lo spazio che creo intorno a me.


Un luogo in cui i corpi non vengono derisi, valutati o messi a confronto, ma ascoltati e rispettati.

 

Qui i corpi – tutti i corpi – hanno diritto a essere visti, non giudicati.

Flavia Fondelli

Dietista e Nutrizionista

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